Il pranzo di Babette
Keren Blixen

In un piccolo villaggio della Norvegia detto Berlevaag ai piedi delle montagne prospicienti il fiordo omonimo, vivono due anziane sorelle puritane. Le due sorelle, chiamate Martina e Filippa in onore a Martin Lutero e al suo amico Filippo Melantone sono figlie di un decano, protestante e creatore di una setta diffusa in tutto il villaggio. Hanno vissuto una vita di dedizione al prossimo in osservanza delle regole imposte loro dal padre. Una ha rinunciato all'amore di un giovane tenente che diverrà poi generale, l'altra che poteva diventare una cantante dell'opera ha rinunciato alle lezioni di canto di Achille Papin, il più famoso cantante dell'epoca, perché si era permesso di baciarla durante la prova di un pezzo del Don Giovanni di Mozart. Un giorno si presenta alla loro porta una signora francese, Babette Hersant, sfuggita da Parigi perché accusata di essere una rivoluzionaria. Trascorrono molti anni, Babette è stata ospitata dalle due anziane signorine grazie alla lettera di un vecchio amico e si è guadagnata l'ospitalità facendo da governante e contribuendo all'attività di beneficenza. Un giorno da Parigi arriva una grossa vincita di denaro, 10 000 franchi. Mentre tutti credono che Babette li userà per tornare in Francia ella chiede umilmente di poter dedicare un pranzo alla memoria per i 100 anni dalla nascita del sant'uomo padre delle sorelle. I dodici abitanti del villaggio, seguaci di una vita priva di piaceri terreni saranno letteralmente sedotti ed inebriati dal pranzo organizzato che Babette, grande cuoca di Parigi, ha voluto per poter nuovamente esprimere il suo talento di artista. Per comprare gli ingredienti e le bevande, Babette ha speso tutti i propri soldi. Solo il vecchio generale antico innamorato di una delle due sorelle riesce incredulo a capire il reale valore economico del pranzo.
Fonte: Wiki

Il discorso del Generale Lorens Löwenhielm

... Allora il generale sentì che era giunto il momento di pronunciare un discorso. Si alzò in piedi, perfettamente eretto. Nessun altro convitato si era alzato a parlare. I vecchi alzarono gli occhi su quel volto, lassù, in sublime, felice attesa. Erano abituati a vedere marinai e vagabondi ubriachi fradici per lo scadente gin locale, ma non riconoscevano in un guerriero e cortigiano l’ebbrezza provocata dal più nobile vino del mondo.
«Misericordia e verità si sono incontrate, amici miei,» disse il generale. «Rettitudine e felicità debbono baciarsi.»
Parlava con un voce limpida che s’era allenata nei maneggi e aveva echeggiato dolcemente nei saloni regali, eppure parlava in un modo tanto nuovo a lui stesso e tanto commovente che dopo il primo periodo dovette fare una pausa. Egli era uso formulare i suoi discorsi con cura, consapevole del loro scopo, ma qua, in mezzo alla semplice Congregazione del decano, era come se tutta la figura del generale Loewenhielm, cole petto coperto di decorazioni, fosse soltanto il portavoce d’un messaggio che doveva essere comunicato.
«L’uomo, amici miei,» disse il generale Loewenhielm, «è fragile e stolto. A tutti noi è stato detto che la grazia deve essere ricercata nell’universo. Ma tanta è la nostra umana stoltezza e imprevidenza che immaginiamo la grazia divina essere finita. E perciò tremiamo…» Il generale non aveva mai, prima di allora, dichiarato di tremare; era sinceramente sorpreso e perfino scandalizzato udendo la propria voce proclamare quel fatto. «Noi tremiamo prima di scegliere la nostra strada nella vita, e dopo averla scelta tremiamo nuovamente nel timore di aver scelto quella sbagliata. Ma viene il giorno in cui i nostri occhi si aprono e vediamo e capiamo che la grazia è invece infinita. La grazia, amici miei, ci chiede soltanto di aspettarla con fiducia e di accoglierla con riconoscenza. La grazia, fratelli, non pone condizioni e non preferisce uno di noi piuttosto d’un altro, la grazia ci stringe tutti al suo petto e proclama un’amnistia generale. Ecco! Ciò che abbiamo scelto ci è dato, e pure, allo stesso tempo, ci è accordato ciò che abbiamo rifiutato. Anzi, ciò che abbiamo respinto è versato su noi con abbondanza. Perché la misericordia e la verità si sono incontrate, la rettitudine e la felicità si sono baciate!» I Fratelli e le Sorelle non avevano ben capito il discorso del generale, ma la sua espressione raccolta e ispirata e il suono di parole note e amate avevano toccato e commosso tutti i cuori. Così, dopo trentun anni, il generale Loewenhielm era riuscito a dominare la conversazione alla mensa del decano.




Il discorso del Generale Lorens Löwenhielm

Rettitudine e felicità debbono baciarsi.
L’uomo, amici miei, è fragile e stolto.
A tutti noi è stato detto che la grazia deve essere ricercata nell’universo.
Ma tanta è la nostra umana stoltezza e imprevidenza che immaginiamo la grazia divina essere finita.
E perciò tremiamo…
Noi tremiamo prima di scegliere la nostra strada nella vita, e dopo averla scelta tremiamo nuovamente nel timore di aver scelto quella sbagliata.
Ma viene il giorno in cui i nostri occhi si aprono e vediamo e capiamo che la grazia è invece infinita.
La grazia, amici miei, ci chiede soltanto di aspettarla con fiducia e di accoglierla con riconoscenza.
La grazia, fratelli, non pone condizioni e non preferisce uno di noi piuttosto d’un altro, la grazia ci stringe tutti al suo petto e proclama un’amnistia generale.
Ecco! Ciò che abbiamo scelto ci è dato, e pure, allo stesso tempo, ci è accordato ciò che abbiamo rifiutato.
Anzi, ciò che abbiamo respinto è versato su noi con abbondanza.
Perché la misericordia e la verità si sono incontrate, la rettitudine e la felicità si sono baciate!

Lella Costa legge Karen Blixen: "Il pranzo di Babette"