PERCORSO STRADALE
Da Mezzocorona -219mt- seguiamo per 1,5 km la strada verso ovest sino al bivio a destra (indicazioni per “Burrone”). Seguiamo,
sempre in auto, la stretta praticabile che transita tra i vigneti sino al parcheggio a destra.
AVVICINAMENTO
Qui comincia il sentiero vero e proprio che sale ripidamente nel bosco. Pochi minuti di cammino e siamo a un bivio. A destra il
cartello segnala "sentiero facile", a sinistra "sentiero esposto". Scegliamo la variante più difficile che ci porta a scendere
per un breve tratto sino al ponte sul torrente. Risaliamo comodamente la costa opposta sino alla base della parete dove troviamo
le prime funi metalliche.
LA FERRATA
Si segue la sottile cengia assicurata sino a raggiungere la base di una splendida cascata che forma qui una bella vasca di acqua
cristallina. Si affronta quindi il tratto probabilmente più impegnativo della ferrata nel quale alcune scale metalliche sono
state sostituite da una serie di staffe, esposte, che salgono, in ambiente piuttosto suggestivo, subito a fianco della cascata,
per una trentina di metri circa. Si accede al terrazzo soprastante dove si procede su cengia in falsopiano, assicurati con fune
metallica come corrimano. Poco oltre, alla destra, ci si ricongiunge con la variante più facile che quindi permetterebbe volendo,
di saltare, con comodo sentiero, le verticali rampe di scale che abbiamo appena percorso. Proseguiamo aggirando uno zoccolo
roccioso per cengia attrezzata (funi fisse), per poi continuare per circa 20' su sentiero normale che scavalca alcune roccette e
facili gradoni non esposti. Un profondo spacco viene scavalcato con una breve scaletta inclinata, ancora alcuni tratti di facile
sentiero neppure troppo ripido alternato a roccette attrezzate e la visuale che si apre sulla piana Rotaliana di Mezzolombardo
quindi raggiungiamo l'imbocco del burrone vero e proprio (430mt–lapide commemorativa relativa alla costruzione del sentiero).
Affrontiamo una bassa galleria scavata nella roccia e aperta sulla sinistra (attrezzata con funi metalliche fisse; attenzione alla
testa: tassativo l’uso del caschetto). Le funi e una breve scaletta ci portano in pochi istanti sul fondo dell’orrido dove
ammiriamo sulla destra alcuni magnifici salti d’acqua. Guadiamo il torrente per affrontare con due rampe di scale verticali ed
esposte l’umida e viscida parete di fronte a noi. Subito oltre, segue a destra un breve traverso e una terza piccola scaletta che
ci permettono di entrare tramite una passerella in legno nella parte più nascosta dell’orrido che risaliremo ora in leggera
pendenza, da qua si può ben vedere lo sviluppo del tratto iniziale. Seguiamo in salita il torrente fra le due strettissime pareti
rocciose che creano sopra di noi una volta. ll sole penetra in questa, che costituisce la parte più interna del burrone, soltanto
per pochi minuti al giorno rischiarando questo fantastico scenario di natura selvaggia. Non vi è altra alternativa che rimontare
il greto nella semioscurità guadando più volte il corso d’acqua e osservando sulla nostra testa la strettissima striscia di cielo
lasciata dalle due pareti strapiombanti ai nostri lati. La progressione avviene passando da un masso alla'altro cercando di fare
attenzione agli appoggi umidi e scivolosi. Infine l’angusto orrido si allarga e in breve siamo all’uscita della parte più
spettacolare della gola: ricompare la vegetazione e proseguiamo lungo lo stretto valloncello scavalcando qualche salto più scomodo
con brevi tratti attrezzati (funi,maniglie e pioli metallici). Poco più in alto non finiamo di stupirci: sulla destra una magnifica
cascata alta un centinaio di metri precipita dal paretone soprastante in un unico balzo verticale. Una breve, evidente deviazione
dal sentiero permette di portarsi proprio alla base della cascata. Dopo questa breve, doverosa digressione, la nostra avventura
prosegue alla sinistra della cascata in questione in salita lungo una scala non particolarmente verticale terminando di rimontare
il valloncello con le ultime attrezzature della ferrata. In ultimo, una lunga scala metallica ci porta definitivamente nel bosco
ed allontanandoci dal torrente che ha generato il Burrone. Tolta l’attrezzatura per ferrate procediamo in salita nel fresco della
faggeta; intersechiamo una più larga carrareccia che non deve trarre in inganno: occorre procedere oltre mantenendo il sentierino
nel bosco,i segnavia sono comunque chiari ed evidenti e nonostante sentiero e carrareccia siano indicati con la stessa numerazione
(505) è necessario seguire sempre l'indicazione Monte (Villaggio degli Shumy). In breve siamo alla Baita dei Manzi (876mt–2.30h
dalla partenza), bellissimo rifugio non gestito dove troviamo panche per ritemprarci e una fresca fonte d’acqua. Da qui, in
mezz'ora circa su larga strada forestale, traversiamo nel bosco sino al piccolo abitato di Monte di Mezzocorona (891mt–3.00h
dalla partenza).
DISCESA
Possiamo ora rientrare a Mezzocorona o sfruttando la veloce funivia che porta al paese in appena 5 minuti, oppure seguendo il
sentiero n.504 che in un’ora circa, con numerosi tornanti, riporta in paese. Da notare, sia con la funivia che col sentiero, il
magnifico panorama sulla piana Rotaliana in direzione di Trento, con bella visione della Paganella e del Bondone. Consigliabile
sicuramente sostare e ritemprarsi agli organizzati Spiazzi di Monte, sovrastati dalla bella cima di Rocca Piana, prima di
iniziare la discesa. Da Mezzocorona, un paio di chilometri lungo strada asfaltata (un’ulteriore mezzora di cammino) ci riportano
al parcheggio presso il quale abbiamo lasciato l’automobile.
CONSIDERAZIONI
Una ferrata davvero ricca di pregi paesaggistici. Il sentiero ideale per il neofita che vuole avvicinarsi al mondo delle vie
ferrate. I tratti attrezzati sono brevi e tecnicamente senza problemi. Al tempo stesso, le rampe di scale sono assai esposte
abituando i nuovi a sopportare il vuoto sotto i piedi: in quest’ottica il percorso, per quanto facile, non deve essere
sottovalutato. I più esperti non potranno certo entusiasmarsi per l’aspetto tecnico, tuttavia tutti, proprio tutti non potranno
che sorprendersi di fronte alla meraviglia di una oscura forra con numerosi salti d’acqua che viene sapientemente risalita da
un percorso ben scelto. Un percorso quindi da consigliarsi ad ogni persona voglia percorrere un itinerario fuori dagli schemi
che entusiasma e sorprende pur essendo lontano dai più celebri tracciati dolomitici. Da rilevare la quota molto bassa dell’intera
escursione: questo rende la ferrata perfettamente percorribile anche nelle mezze stagioni. L’unica avvertenza è quella di evitare
il percorso dopo forti piogge per la possibile piena del torrente, mentre pericolosa può essere la forra con neve e ghiaccio in
pieno inverno per via del possibile vetrato su rocce e infissi. Da notare che sia tornando a valle tramite il sentiero n.505
oppure tramite la cabinovia in entrambi i casi ci si ritrova a circa 2km dall'auto. L'impianto di risalita varia gli orari delle
corse a seconda che ci si trovi nei giorni festivi o feriali ed a seconda della stagione quindi meglio informarsi prima di iniziare
l'escursione passando direttamente all'ufficio informazioni della stazione a valle o telefonando.
(Testo da VieFerrate.it)